L’11 maggio 1998  la Francia stampò il primo euro. In una cerimonia ufficiale, l’allora ministro francese dell’Economia Dominique Strauss-Kahn ha dato il segnale alla Zecca nazionale, che ha stampato la storica prima moneta del blocco europeo. Parigi è così diventata la prima delle 11 nazioni fondatrici a introdurre l’euro.

Dando un morso alla moneta, Strauss-Kahan dichiarò che “non è una copia, questa è la versione originale”. Quell’anno, la zecca francese, la Monnaie de Paris, ha stampato 7,6 miliardi di euro, quattro volte il peso della Torre Eiffel, in otto diverse denominazioni per un valore che variava da 1 centesimo a 2 euro a seconda dei pezzi emanati.

Le monete da un lato avevano un simbolo nazionale e dall’altro un simbolo europeo. Le autorità dichiararono che la moneta avrebbe stimolato l’economia e rafforzato il potere d’acquisto dei singoli Stati membri, che avrebbero finalmente potuto fare concorrenza con colossi mondiali come Stati Uniti e Giappone.

Sono trascorsi 20 anni da quel 1998 nato sulla speranza che le banconote e le monete uniche avrebbero portato prosperità, responsabilità fiscale e potere d’acquisto. Complice la crisi finanziaria americana che ha contagiato l’Europa trasformandosi in una grave crisi del debito sovrano, gli obiettivi non sono mai stati raggiunti.

L’economia dell’area euro è in ripresa ma alla prima crisi politica, come si sta vedendo in questi giorni con l’Italia, tornano ad affiorare le tensioni, dal momento che i debiti pubblici sono ancora alle stelle in alcuni paesi, e i deficit non sono ovunque tenuti sotto controllo.

Il programma di quantitative easing della Bce continua a dare una mano, ma alla fine di quest’anno – tra settembre e dicembre – potrebbe essere messo in cantina. L’euroscetticismo montante suscita preoccupazioni di Bruxelles.

Nonostante gli sforzi della Bce e le misure straordinarie di sostegno al credito e all’economia, l’euro ha guadagnato terreno sul dollaro negli ultimi anni. Tra maggio 2017 e maggio 2018 è salito del 10% sul biglietto verde. Ultimamente è sotto pressione per via delle incertezze politiche italiane, ma per un certo periodo consumatori e pensionati hanno potuto festeggiare il rafforzamento della moneta unica e quindi del potere d’acquisto.

La forza dell’euro è stata una sorpresa se si tiene conto delle misure di politica monetaria espansiva fatte di tassi di deposito negativi e piani di acquisto di Bond da 30 miliardi di euro al mese. Allo stesso tempo, tutte queste misure non hanno incoraggiato i cittadini a spendere e le banche a prestare come si sperava dopo la crisi europea del 2011-2012.

Gli europei preferiscono ancora risparmiare piuttosto che consumare, le banche devono ancora risolvere il problema dei crediti deteriorati, mentre il PIL, ha subito un rallentamento dopo l’andamento sorprendentemente positivo del 2017. Nel primo trimestre ha registrato una crescita da prefisso telefonico dello 0,1%.

Per via dei tassi di interesse zero, i correntisti stanno assistendo a una contrazione dei loro risparmi, mentre alcuni partiti euroscettici in crescita di consensi, come Lega e M5S, cavalcano l’onda rivendicando un ritorno alla sovranità monetaria.

La controversa gestione della crisi dei migranti ha complicato ancora di più le cose. L’area euro è nel limbo, con i piani di Draghi, Merkel e Macron per una maggiore integrazione che sono messi a repentaglio dalle crisi politiche interne come quella italiana.
Il risultato è che il mercato obbligazionario europeo è tornato a essere uno dei principali rischi per la stabilità finanziaria globale.

WP2FB Auto Publish Powered By : XYZScripts.com