Secondo una stima di Bloomberg circa il 30% del mercato dei bond governativi mondiali ha tassi negativi.

Germania, Svizzera, Francia e Italia, sono solo alcuni dei Paesi che stanno emettendo titoli governativi a tassi sotto zero per non parlare, più recentemente del Giappone che ha avuto un impatto enorme nel calcolo della percentuale di debito pubblico a NIRP (negative interest rate).

Ma per quali ragioni gli investitori dovrebbero sottoscrivere un investimento con rendimento negativo?

Per fare chiarezza occorre partire da una distinzione, quella tra investitori istituzionali (come i fondi) e investitori privati.

Se i secondi possono scegliere di investire o meno i loro risparmi, i secondi sono “costretti” a farlo per legge o mandato. Inoltre dal 2014 la Bce ha introdotto per le banche degli oneri per l’eccesso di liquidità, costringendo gli istituiti a fare circolare il denaro e portandoli, tra le altre cose, ad utilizzarlo per l’acquisto del debito. Si perché se per un investitore privato, dinanzi alla certezza di vedersi restituito a scadenza una cifra inferiore rispetto a quella versata, potrebbe essere più conveniente non investire e lasciare ferma la sua liquidità, per una banca non è cosi

Il tasso di deposito presso la Bce è infatti pari al –0,20%., mentre con un investimento in un BoT semestrale con tasso del -0,055% si potrebbe quantomeno ottenere un “premio” dello 0,145% .

In entrambi i casi l’investitore sarebbe in perdita ma meno se dovesse scegliere il Bot, piuttosto che il “parcheggio” delle liquidità in Bce. E per questo compra i titoli, pur riservando perdite.

Tra le ragioni che spingono gli investitori ad optare per un investimento a tassi negativi vi sono poi quelle legate all’ulteriore calo dei tassi nel tempo, alla deflazione e ai tassi di cambio favorevoli.

Nel primo caso supponiamo che abbia sottoscritto un Btp 3 anni, lo abbia pagato alla pari (100 euro) e mi spetti una cedola del -1%.

Se i tassi dovessero calare ulteriormente nel corso dei 3 anni supponiamo arrivando al -3%, e dovessi rivendere a scadenza ad un prezzo di 102 euro, otterrei una plusvalenza di 2 euro, che corrisponderebbe ad un rendimento netto del 2%.

Il rendimento finale sarebbe tuttavia quello dato dal 2% meno la cedola al -1%, quindi l’1%. Si tratta quindi di scommettere sull’ulteriore calo dei tassi e sulla possibilità di guadagni risicati ma pur sempre esistenti.

Va inoltre tenuta in considerazione il potere d’acquisto e il conseguente ritorno reale. Se i tassi scendono ulteriormente il prezzo dell’obbligazione si alza, quindi se da un lato si restringe la cedola, dall’altro si guadagna dal prezzo di vendita.

Se l’inflazione diventa negativa e il tasso cedolare è maggiore dell’inflazione negativa, il potere d’acquisto sarà cresciuto e si avrà quindi avrà quindi un ritorno reale ancora una volta risicato ma da tenere in considerazione.

Infine vi è il caso delle obbligazioni in valuta estera e di coloro che puntano quindi ad un guadagno sul tasso di cambio. Un ulteriore indebolimento dell’Euro potrebbe riservare buoni rendimenti, idem si potrebbe dire per lo yen e per gli investitori che hanno puntato su una sua futura ulteriore perdita di valore. Ma il rischio di cambio ultimamente è molto pronunciato e la massima attenzione è d’obbligo.


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