Aumento dell’Iva, quale sarebbe l’impatto per l’economia
L’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto (Iva) resta oggetto di dibattito all’interno del governo. A legislazione vigente, l’aumento dell’Iva è previsto dal Def, con un aliquota ordinaria che passerà dal 22 al 25,2% nel 2020, per arrivare al 26,5%. L’aliquota intermedia, poi, passerebbe dal 10% al 13% nel 2020.
Sterilizzare la clausola di salvaguardia che sconta già quest’incremento dell’imposta ha un prezzo assai elevato: 23 miliardi nel 2020 e 29 miliardi nel 2021. Per evitare l’aumento del 2020, dunque occorrerebbero interventi sulla spesa o sulle entrate di gran lunga superiori al prezzo combinato di Quota 100 e Reddito di cittadinanza (nel 2020 sarà rispettivamente di 5,897 e 8,336 miliardi). Si tratterebbe di un intervento talmente costoso che difficilmente potrebbe essere compatibile con l’introduzione di nuovi sgravi sulle imposte sui redditi (Flat tax).
L’Iva è un’imposta che si applica (con varie aliquote) sul prezzo di tutti i beni, siano essi di consumo o strumentali. Tuttavia, è il consumatore finale a subire in massima parte il costo dell’imposta e per questo ogni aumento dell’Iva comporta un aumento delle spese sugli acquisti. In altre parole, aumentare l’Iva riduce il potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento dei costi dei beni disincentiva il consumo e, siccome l’imposta non è calcolata in base ai redditi, pesa di più sui ceti meno abbienti. Anche per questo, è soprattutto il M5s a dichiararsi contrario all’aumento dell’Iva.
Secondo quanto affermato dall’Istat, durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, “l‘incremento dei prezzi” indicato nel Def “porterebbe a un effetto depressivo sui consumi che, nel quadro delineato, potrebbe essere nell’ordine di 0,2 punti percentuali“. Va ricordato che il consumo è la componente più rilevante nel calcolo del Pil.
L’associazione dei consumatori Codacons ritiene che l’effetto deterrente sui consumi potrebbe essere ancor più grande: dello 0,7%. Nel 2021 l’aumento delle aliquote porterebbe a un esborso aggiuntivo per famiglia di 1.200 euro all’anno, assumendo spese invariate. Per quanto riguarda il 2020, invece, Confcommercio ha calcolato un incremento della spesa per famiglia di 889 euro.
Questo valore assoluto dipende dalle abitudini di consumo: naturalmente, maggiori sono i consumi, maggiore sarà il peso dell’aumento dell’Iva.
Generalmente viene detto che l’impostazione economica gradita dalla Commissione europea consiste proprio nell’aumento delle imposte indirette come l’Iva, per liberare risorse di bilancio al taglio delle tasse sul lavoro e sui redditi d’impresa.
“I rincari dei listini in caso di ritocco dell’Iva toccheranno ogni aspetto della nostra vita”, aveva dichiarato il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, “Ccsterà di più svegliarsi e fare colazione al bar o in casa, ma anche lavarsi il viso e i denti, prendere la macchina per andare a lavoro, mangiare un tramezzino al bar, andare dal parrucchiere o portare un abito in tintoria, pagare le bollette o trascorrere una serata al cinema o in pizzeria. Il passaggio dell’Iva ridotta dal 10% al 13%%, e quella ordinaria dal 22% al 26,5%, a parità di consumi darà vita ad una stangata che, solo per i costi diretti, il Codacons stima a regime in +1.200 euro annui a famiglia, senza considerare i costi indiretti legati agli aumenti per imprese, industria, energia e trasporti”.
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