Bankitalia certifica recessione tecnica

Bankitalia certifica recessione tecnica
Non è solo la Germania a rischiare di sprofondare in una fase di recessione tecnica: anche l’Italia dovrebbe fare la stessa fine. Stando alle anticipazioni di Bankitalia, il quarto trimestre del 2018 si concluderà con un calo del Pil rispetto al trimestre precedente, quando era stata registrata la prima contrazione dopo 14 trimestri di crescita dell’attività.
Lo si legge nell’ultimo bollettino economico, secondo il quale in generale per il Pil della terza potenza dell’area euro i rischi sono al ribasso. Per l’anno prossimo, l’Italia dovrebbe registrare un’espansione timida dell’attività, pari allo 0,6%, quasi la metà rispetto alle stime del governo giallo verde (1%) e dello 0,4% in meno rispetto alle previsioni precedenti (1%).
“I rischi rispetto a queste proiezioni sono al ribasso”, si legge. “Quelli di origine internazionale rispecchiano le tensioni sulle politiche commerciali, che oltre a frenare l’attività economica mondiale potrebbero alimentare nuovi episodi di volatilità finanziaria e tradursi in un più accentuato deterioramento delle aspettative delle imprese”.
Su base annua, il 2018 dovrebbe concludersi con un incremento del Pil dell’1%, molto meno dell’1,6% registrato nel 2017. Negli ultimi tre mesi dell’anno scorso il calo dovrebbe essere stato dello 0,1%. La forchetta di stime varia dallo 0 al -0,2%.
Sulla base delle valutazioni di Palazzo Koch, nel complesso nel 2018 la crescita del Pil dovrebbe essere dello 0,9% sulla base dei dati trimestrali destagionalizzati e tenendo conto degli effetti del calendario.
I motivi del taglio delle stime sul Pil nel 2019
Per quanto riguarda il peggioramento delle stime sull’anno appena iniziato, la banca ha citato “dati più sfavorevoli“, il ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese che risulta dagli ultimi sondaggi e le prospettive di rallentamento del commercio mondiale.
Bankitalia fa una stima poco entusiasmante anche per gli anni a venire: Nel 2020 crescita +0,9%, nel 2021 a +1%.
Secondo il bollettino economico della Banca d’Italia, “dopo che la crescita si era interrotta nel terzo trimestre (-0,1% sul periodo precedente), gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che l’attività potrebbe essere ancora diminuita nel quarto“.
“Alla revisione concorrono: dati più sfavorevoli sull’attività economica osservati nell’ultima parte del 2018, che hanno ridotto la crescita già acquisita per la media di quest’anno di 0,2 punti; il ridimensionamento dei piani di investimento delle imprese che risulta dagli ultimi sondaggi; le prospettive di rallentamento del commercio mondiale”.
“Sono invece moderatamente positivi – osserva Palazzo Koch – gli effetti sulla crescita dell’accordo raggiunto dal governo con la commissione europea: l’impatto favorevole della diminuzione dei tassi d’interesse a lungo termine compensa ampiamente quello degli interventi correttivi apportati alla manovra”.
A livello di singole componenti, nel quarto trimestre “l’attività sarebbe rimasta pressoché stabile nei servizi e si sarebbe ridotta nell’industria in senso stretto; sarebbe aumentata marginalmente nel comparto edile“. La debolezza dell’attuale fase ciclica “è confermata dall’indicatore Ita-coin” di Bankitalia, “che negli ultimi mesi dell’anno scorso è sceso su valori negativi (-0,19 a dicembre)”.
“Segnali analoghi – aggiunge Palazzo Koch – derivano anche dalla diminuzione degli indici dei responsabili degli acquisti delle imprese (Pmi) e dal peggioramento degli indicatori della fiducia di imprese e consumatori, che rimangono tuttavia su valori relativamente elevati”. In base a queste valutazioni “nel complesso del 2018 la crescita del Pil sarebbe stata dell’1% sulla base dei dati annuali (0,9% sulla base dei dati trimestrali destagionalizzati e tenendo conto degli effetti di calendario)”.
Secondo il consulente di economia della Lega e deputato Claudio Borghi i dati confermano la necessità di una legge di bilancio espansiva e non improntata al rigore e al rientro del deficit. “I rischi di recessione evidenziati da Bankitalia nella nota di oggi si riferiscono al 2018 e al periodo pre-manovra e confermano la necessità di una manovra espansiva“.
Se “dopo anni di forte crescita (che i governi precedenti non hanno saputo cogliere)”, l’economia di Europa e di tutto il mondo “ha iniziato un periodo di contrazione, è necessario reagire incrementando la domanda interna in modo da compensare il possibile calo dell’export”.
“Ci auguriamo che l’Italia di fronte a questa nuova sfida possa parlare con una voce sola e che anche la Banca d’Italia si attivi difendendo in ogni sede europea le scelte del Governo per rilanciare l’economia”.
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