Big Mac Index mostra dollaro sempre più sopravvalutato
Il Big Mac Index, il popolare indicatore elaborato dall’Economist che compara il potere d’acquisto di una moneta contro il prezzo locale del popolare hamburger “standardizzato” in una vasta serie di Paesi, quest’anno mostra con maggior decisione quanto il dollaro si trovi in una posizione di forza rispetto alla maggioranza delle valute – incluse quelle delle economie avanzate quali yen ed euro. (grafico in basso)
 
“Il risultato”, scrive la rivista britannica, suggerisce “che il dollaro sia più forte, relativamente ai fondamentali, rispetto a qualsiasi altro momento storico degli ultimi 30 anni”. L’indice, che è una versione semplificata della teoria della parità di potere d’acquisto (cioè una relazione fra prezzi e tassi di cambio), mostra il franco svizzero fra le poche eccezioni. La moneta elvetica risulta sopravvalutata sul dollaro del 19%.
Rispetto a sei mesi fa, tuttavia, la maggioranza delle valute hanno perso terreno rispetto a un dollaro già forte, ha ricordato l’Economist. Non stupisce trovare nella lista delle monete svalutate il peso argentino e la lira turca (entrambe squassate da un deprezzamento che ha avuto ampia risonanza). Anche la sterlina, in un’ottica ampliata a cinque anni, risulta svalutata sul dollaro del 27%.
 
Questo genere di analisi, è bene sottolinearlo, non offre spunti operativi efficaci per mosse di breve periodo, visto che i tassi di cambio si adattano ai fondamentali della parità di potere d’acquisto in tempi relativamente lunghi. Tuttavia, ricorda l’Economist, “un’analisi dei dati risalenti al 1986 mostra che le valute ritenute sottovalutate dall’indice Big Mac tendono a rafforzarsi, in media, nei successivi dieci anni (e viceversa)”.

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