Carige: spuntano i nomi dei debitori, c’è anche Preziosi

Carige: spuntano i nomi dei debitori, c’è anche Preziosi
Il vice premier Luigi Di Maio ha promesso che i banchieri colpevoli pagheranno e che verrà pubblicata la lista di quei debitori che hanno contribuito, non restituendo i prestiti ottenuti da Banca Carige, ad aumentare i crediti deteriorati iscritti nel bilancio dell’istituto ligure creando un buco patrimoniale. In realtà i nomi dei debitori si conoscono già.
Si va dagli armatori della Compagnia Messina al patron del Genoa Enrico Preziosi, cui la banca concedeva la possibilità di “rientri graduali aspettando la ripresa” e sconti milionari. Per quanto riguarda la società di navigazione, di recente ha stretto un’intesa per poter spalmare su 13 anni il rimborso del debito di 450 milioni contratto nei confronti di Carige.
Un altro gruppo cui la banca ligure si è esposta è Premuda, il cui controllo nel 2017 è passato dalla famiglia Rosina a Pillarstone. Nell’ambito dell’opera di risanamento varata da Pillarstone, che fa capo all’americana KKR, il titolo dell’azienda triestina è stato rimosso dalle contrattazioni della Borsa di Milano e il debito è stato rinegoziato a tre anni e mezzo.
Il caso di Enrico Preziosi è un po’ diverso. Il Patron del club di calcio del Genoa ha chiesto un prestito ingente all’istituto, ma ha poi saldato i residui 81 milioni di euro di debito contratto con Carige a novembre, approfittando di uno sconto di 15 milioni di euro concesso all’imprenditore cui la banca concedeva linee creditizie dal 2011.
Un altro gruppo che ha accumulato debiti con la banca è Genova High Tech. L’impresa costituita da 34 imprenditori e manager per dar vita al progetto Erzelli e controllata da Leonardo Technology ha raggiunto un accordo di ristrutturazione del suo debito nel settembre del 2015. L’esposizione debitoria per il parco scientifico tecnologico era di 250 milioni di euro.
Tra gli altri prestiti andati a finire male si possono citare i 90 milioni concessi al gruppo di produzione e distribuzione di frutta Orsero, le operazioni in perdita con lo Ior, le decine di milioni elargiti all’immobiliarista latitante Andrea Nucera, che fino al 2012 si era aggiudicato importanti appalti in Liguria e Piemonte. A febbraio 2018 è stato rinviato a giudizio insieme ad altri 21 imputati per bancarotta fraudolenta.
Banca Carige: elenco completo dei debitori già disponibile
L’elenco dei debitori si può trovare nella causa che la banca ha mosso contro i suoi ex dirigenti, cui ora chiede il conto. All’ex presidente Giovanni Berneschi e l’ex responsabile del ramo assicurazioni Ferdinando Menconi sono chiesti “danni per 138 milioni” di euro. I nominativi sono citati negli atti dell’azione di responsabilità per danno reputazionale che la Cassa di Risparmio, con l’avvocato Andrea D’Angelo, ha appena intentato a Berneschi.
L’iniziativa legale alle spese di Berneschi e Menconi è stata deliberata dall’assemblea degli azionisti del 28 marzo 2017. Sotto la gestione Berneschi la banca è diventa una delle cinque più importanti d’Italia, ma poi l’accumulo di crediti inesigibili ha appesantito la posizione finanziaria dell’istituto.
Il colpo di grazia che segna la caduta dall’Olimpo della società fondata nel 1483 a Genova è arrivato quando Berneschi è stato condannato in appello a otto anni e sette mesi per una maxi truffa ai danni del ramo assicurativo di Carige.
Con la sentenza sono state stabilite la confisca di 21 milioni di euro e le condanne di Menconi, ex amministratore delegato di Carige Vita (8 anni e sei mesi e 23 milioni confiscati), del commercialista Andrea Vallebuona (6 anni e un mese), dell’imprenditore Sandro Maria Calloni (9 anni e 7 mesi, 5 in più che in primo grado) e dell’imprenditore Ernesto Cavallini (8 anni e sei mesi e 11 milioni confiscati).
Nello specifico la truffa, stando a quanto riferito nell’estate 2018 dalla Guardia di Finanza, funzionava così: il ramo assicurativo acquistava immobili e quote societarie di imprenditori compiacenti a valori gonfiati di proposito grazie perizie inventate. Le plusvalenze così ottenute venivano investite all’estero in Svizzera, fruttando – pare – a Berneschi e agli altri indagati circa 22 milioni di euro. Le accuse sono di falso e associazione a delinquere finalizzata alla truffa e riciclaggio.
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