La Bce di Mario Draghi ha reso improbabile una riedizione degli scenari di crisi del 2011, anche in presenza di governi meno ligi alle regole di bilancio. È quanto si sostiene in un’analisi degli economisti di Commerzbank.

Le Omt. Le Outright Monetary Transactions sono gli strumenti di soccorso ai debiti pubblici dell’Eurozona annunciati da Draghi in occasione del celebre “whatever it takes”. Mai messe in pratica, consistono in acquisti di debito pubblico sul mercato secondario finalizzati a fornire assistenza finanziaria ai Paesi che ne fanno richiesta. La rassicurazione delle Omt calmò gli spread dal 2012 in poi e il ricorso a questo strumento resta un fattore deterrente per le speculazioni sul debito sovrano. Le Omt, ricorda Commerzbank, vengono tuttavia concesse sulla base di accordi sulla politica economica che vedrebbero inevitabilmente tramontare i sogni espansivi dei governi sovranisti. O questi ultimi “cambiano rotta, o sarebbero comunque forzati a uscire dall’euro”, anche in presenza dell’opzione Omt.

I tassi d’interesse. L’altro fattore di differenza rispetto al 2011 sono i tassi d’interesse dei titoli di stato: in seguito al Qe si sono ridotti al punto che, anche in presenza di un rialzo dei rendimenti attuale, il costo del servizio del debito aumenterebbe appena, visto che i coupon medi in circolazione resterebbero molto più elevati.

I detentori del debito. Mentre nel 2011 una quota consistente dei titoli italiani era in mano straniera, ora stragrande la maggioranza sono in possesso dei residenti, con una quota estera limitata al 32% del totale (nel 2011 era intorno al 40%). All’interno di questa percentuale, solo un terzo appartiene a investitori extra-Eurozona. In più, il 20% del debito complessivo è ora in mano a Bce e Bankitalia, sempre grazie al Qe: questo aspetto riduce, per quanto non lo elimini, il rischio di una fuga di capitali dal Paese.

 

Categorie: News

WP2FB Auto Publish Powered By : XYZScripts.com