Conseguenze economiche guerra Nord Corea

Si avvicina il Natale che dovrebbe essere un periodo di pace, gioia e serenità; ma invece questo Natale 2017 sarà ricco di tensioni e paura. La paura per la guerra nucleare tra America e Nord Corea e di conseguenza un coinvolgimento mondiale.

Le “Conseguenze economiche guerra Nord Corea” potrebbero essere banali come catastrofiche.

Ogni giorno la borsa mondiale è in profonda incertezza e aumenta la volatilità anche notizie circa l’instabilità mentale dei due leader che si scimmiottano per il loro aspetto fisico piuttosto che su temi di impatto sulla sicurezza mondiale.

Non da poco il nano psicopatico di Pyongyang ha fatto una nuova vittima tra i suoi “fratelli”.

Causa delle precarie condizioni alimentari, un soldato nord coreano scappato attraverso la cintura demilitarizzata, è stato ucciso da dei parassiti che aveva sullo stomaco. Che sia questa l’arma biologica del pancione con gli occhi a mandorla?

Scherzi a parte, quel paese è davvero messo in ginocchio dal suo dittatore e spaventa pensare che la maggioranza possa vederlo come un Dio e non come un folle a cui bisogna dare un fermo.

«Mai visto niente del genere in un corpo umano in vent’anni di professione», ha detto il chirurgo sudcoreano Lee Cook-jong all’agenzia di notizie «Yonhap» di Seul.

Parassiti giganti, lunghi fino a 27 centimetri.

Trovare parassiti nell’apparato digerente di un soldato rivela una storia grave. La Nord Corea spende un quinto del suo Prodotto interno lordo per le forze armate e apparentemente non è in grado di garantire una dieta sana neanche ai militari. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite il 40% della popolazione e malnutrito. L’Onu di recente ha lanciato un nuovo allarme sui rischi per i raccolti nel Paese stretto dalle sanzioni, con un conseguente impatto sulla popolazione. Alcuni esperti americani hanno espresso riserve sottolineando come sia sempre complicato rilevare dati attendibili sulla Nord Corea e ritengono che forse il quadro generale è meno drammatico rispetto al passato. Attualmente il 60% dei nordcoreani si nutrirebbe con prodotti messi sul mercato da privati, il 22% invece grazie alle scorte fornite dalle autorità e il resto coltivando direttamente verdure e frutta. Poca la carne: durante una visita a Pyongyang, nel maggio del 2016, il «Corriere» ha potuto visitare un «supermercato modello»: la vista della carne di colore violaceo in un frigo ci ha fatto optare per una settimana di pranzi e cene a base di riso e verdure bollite.

La dieta dei nordcoreani è povera. Il regime per sopperire alla carenze di cibo ha investito molto nelle coltivazioni di funghi. Nell’estate del 2013 Kim Jong-un visitò una fattoria adibita alla coltivazione e allo sviluppo di funghi. In seguito la propaganda di Pyongyang inserì questa frase tra gli obiettivi strategici: «Trasformiamo il nostro Paese nella terra dei funghi, coltivandoli in modo scientifico, intensivo e industrializzato». Sembrò una stranezza, ma rivelava la necessità disperata di trovare fonti di alimentazione.

Nell’inverno 2015-2016, sulle coste occidentali del Giappone sono stati trovati 14 relitti di imbarcazioni nordcoreane. A bordo i resti di 30 uomini, essiccati dal sole. All’inizio si era pensato che fosse la fine tragica di un tentativo di fuga. La polizia e l’intelligence di Tokyo si sono messe a studiare quei resti. Le barche, in legno, lunghe non più di 30 metri portavano scritte in coreano: «Dipartimento della Sicurezza di Stato», «Esercito del Popolo Coreano». Sullo zainetto di una vittima era ancora attaccata una spilletta con il volto di Kim Jong-il, padre di Kim Jong-un. Non sembrava il bagaglio di un oppositore in fuga. E poi, la via per lasciare la Nord Corea è quella di terra, attraverso la Cina, perché avventurarsi in mare, soprattutto nel gelo invernale, è un suicidio. Poi è stata formulata un’altra teoria: i relitti erano barche da pesca mandate al largo per ordine di Kim Jong-un, nel tentativo di alleviare la grande fame del Paese in carestia perenne. Gli equipaggi sarebbero stati composti da soldati, perché non ci si poteva fidare di normali pescatori. E i militari, inesperti di navigazione, si sarebbero persi e sarebbero morti di fame e sete in alto mare.

Interessante è l’andamento del mercato del riso. Per alcuni osservatori ha lo stesso valore di un parametro sociale, in grado di indicare la situazione all’interno del Paese più chiuso del mondo. Nell’ultimo anno il prezzo si è mantenuto stabile, segnale che non vi sono stati grossi (e temuti) impatti delle nuove sanzioni sui civili. Due i rialzi significativi. Il primo è avvenuto tra il 21 giugno e il 5 luglio: guarda caso quando il regime ha lanciato il suo missile intercontinentale Hwasong-14. Il secondo tra la fine di agosto e i primi di settembre in occasione del sesto test nucleare. È evidente che il mercato ha risentito delle tensioni internazionali, con le nuove misure varate dalla diplomazia internazionale e i rischi di guerra.

James Pearson, giornalista della Reuters e grande esperto di Nord Corea, ha appena raccontato in un servizio per la sua agenzia la storia della «injogogi». La parola in coreano significa più o meno «carne artificiale». Si prendono gli scarti della produzione dell’olio di semi di soia, si lavorano finché diventano una pasta color sabbia, si mischia con il riso e si insaporisce con peperoncino. Il preparato si chiama «injogogi». In Nord Corea per anni questa carne artificiale è stata una ricetta di sopravvivenza. «Ora è diventata popolare, viene venduta nei chioschi semi-privati come “cibo di strada”», ha detto alla Reuters Cho Ui-sung, un nordcoreano fuggito al Sud nel 2014. La sopravvivenza a Pyongyang è diventata anche una moda.

 

 

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