Economia, cosa succede se la locomotiva tedesca si ferma
In un momento in cui crescono le pressioni politiche attorno all’attuale governance europea, le difficoltà economiche della Germania arrivano con un cattivo tempismo. Il rallentamento della maggiore economia Ue riflette “prospettive lontane dall’essere incoraggianti per l’euro e per i mercati europei”, secondo quanto sostiene l’ambassador del Mises Institute, Claudio Grass, in un articolo dedicato alla frenata della locomotiva tedesca. Secondo un recente sondaggio dell’associazione di categoria BVMW, il 53% delle piccole e medie imprese tedesche ritiene che la Germania entrerà in recessione nel 2020, mentre per quest’anno le previsioni Consensus Economics, stimano la crescita del Pil all’1,6% – quattro decimali in meno rispetto alla precedente forecast.
Secondo Grass, il rallentamento tedesco non sarebbe dovuto solo a fattori congiunturali, legati alle tensioni commerciali o al colpo subito dall’auto tedesca per via delle nuove norme anti-inquinamento. “Il paese non è riuscito a sfruttare i suoi anni di boom per migliorare la competitività del suo settore dei servizi, modernizzare e digitalizzare aspetti chiave del suo settore industriale, avanzare sulla riforma fiscale o imporre misure significative per sostenere le sue pensioni che sono vicino al punto di rottura”, ha scritto l’analista, “in altre parole, la Germania ha perso l’opportunità di prepararsi e pianificare in anticipo, quando poteva farlo”. Per queste ragioni “potrebbe rivelarsi molto difficile per la Germania rispondere alla prossima crisi economica in agguato dietro l’angolo”.
A remare contro l’economia tedesca è anche una tendenza demografica negativa, che si sta traducendo in una scarsità di lavoratori qualificati, a fronte delle richieste delle imprese: “In media, ci vogliono 100 giorni perché un’azienda colmi un posto vacante; industria tecnologica, edilizia e sanità i settori più duramente colpiti”. Un rapporto dell’istituto di ricerca economica Prognos prevede una carenza di circa 3 milioni di lavoratori qualificati entro il 2030, prevista per salire a 3,3 milioni entro il 2040.
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