Ferrero si espande ancora: merito dell’approccio HR
È recente l’acquisizione di parte del business Kellogg Company da parte di Ferrero, che per una cifra pari a 1,3 miliardi di dollari si è aggiudicata i segmenti dedicati ai biscotti, agli snack alla frutta ed ai gelati della multinazionale americana celebre in tutto il mondo soprattutto per i suoi Kellogg’s Corn Flakes.
L’ultimo colpo di mercato arrivato sotto la gestione del presidente Giovanni Ferrero, nipote di Pietro che fondò l’azienda nel 1946 e figlio di Michele che proseguì l’attività, va a rafforzare la leadership dell’azienda italiana nei suoi settori produttivi tradizionali.
Giovanni è l’artefice dell’espansione del marchio Ferrero; con lui, il gruppo che possiede anche la famosa Nutella, si contraddistingue per riuscire a trasferire il valore lungo tutta la filiera produttiva in quella che, in gergo, viene chiamata la catena del valore. Tanto da scardinare le teorie aziendali secondo le quali (anche se ovviamente si parla sempre di maggioranza dei casi e non di regola assoluta) la terza generazione sarebbe quella che distrugge il patrimonio dell’azienda familiare.
Senza mettere minimamente in discussione le competenze e le abilità manageriali di Giovanni, un documento pubblicato da “la Gazzetta di Alba” (settimanale della città originaria dell’azienda Ferrero) e poi riproposto anche da “Forbes”, sembra portare alla luce cosa ci sia alla base del successo.
Lo zoccolo duro, al di là dell’idea imprenditoriale, che permette a Ferrero di andare controcorrente rispetto all’andamento medio dell’imprenditoria italiana e dell’economia degli ultimi anni, trova radice nel reparto HR, ovvero nel rapporto con le risorse umane.
Le regole auree di Ferrero per la gestione del personale
Il documento in questione riporta infatti quelle che secondo Michele Ferrero sono le 17 regole imprescindibili e che egli stesso definisce come le “massime da seguire nei contatti con il personale”.
Il medesimo, rivolto ai responsabili da lui nominati con l’intento che lo seguissero alla lettera, inizia con la seguente frase:
“Quando parli con un individuo ricorda: anche lui è importante”.
Poi, di seguito, riporta le 17 regole che Michele riteneva auree per il successo aziendale e che sotto riportiamo testualmente:

Nei vostri contatti mettete i vostri collaboratori a loro agio:
-Dedicate loro il tempo necessario e non le “briciole”;
-Preoccupatevi di ascoltare ciò che hanno da dirvi;
-Non date loro l’impressione che siate sulle spine;
-Non fateli mai sentire “piccoli”;
-La sedia più comoda del vostro ufficio sia destinata a loro.
Prendete decisioni chiare e fatevi aiutare dai vostri collaboratori, essi crederanno nelle scelte a cui hanno concorso.
Rendete partecipi i collaboratori dei cambiamenti e discutetene prima della loro attuazione con gli interessati.
Comunicate gli apprezzamenti favorevoli ai lavoratori, quelli sfavorevoli comunicateli solo quando necessario, in quest’ultimo caso non limitatevi a una critica, ma indicate ciò che dovrà essere fatto nell’avvenire perché serva a imparare
I vostri interventi siano sempre tempestivi: “Troppo tardi” è pericoloso quanto “Troppo presto”
Agite sulle cause più che sul comportamento.
Considerate i problemi nel loro aspetto generale e non perdetevi nei dettagli, lasciate ai dipendenti un certo margine di tolleranza.
Siate sempre umani.
Non chiedete cose impossibili.
Ammettete serenamente i vostri errori, vi aiuterà a non ripeterli.
Preoccupatevi di quello che pensano di voi i vostri collaboratori.
Non pretendete di essere tutto per i vostri collaboratori, in questo caso finireste per essere niente.
Diffidate di quelli che vi adulano, a lungo andare sono più controproducenti di quelli che vi contraddicono.
Date sempre quanto dovete e ricordate che spesso non è questione di quanto, ma di come e di quando.
Non prendete mai decisioni sotto l’influsso dell’ira, della premura, della delusione, della preoccupazione, ma demandatele a quando il vostro giudizio potrà essere più sereno.
Ricordate che un buon capo può far sentire un gigante un uomo normale, ma un capo cattivo può trasformare un gigante in un nano.
Se non credete in questi principi, rinunciate ad essere capi.
Dunque, in un mondo sempre più globalizzato in cui tutti possono gareggiare a sostanziale parità di tecnologie (è sufficiente acquistarle), l’unico fattore che fa la differenza nella creazione di valore aggiunto sono le risorse umane.

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