Imprese, accanto al profitto devono creare benessere sociale
Il successo di un’azienda oggi non si può misurare più solo in termini di generazione di utili. Contano anche altri valori come il miglioramento della qualità della vita delle persone, Ne parla Anna Zanardi Cappon ospite del Cfo Summit 2019
Si parla sempre di più di sostenibilità. Ambientale, sociale, economica. A questa bisogna tendere per costruire un mondo futuro più pulito, vivibile, equilibrato, senza disuguaglianze. L’impresa è al centro di questo percorso in quanto motore dell’economia. Il problema, però, è che il mondo delle aziende ha solo da poco iniziato a prestare attenzione a queste tematiche. L’ultima riga del bilancio, l’utile, è stata finora l’obiettivo delle imprese.
Deve continuare a esserlo, perché la sostenibilità economica è fondamentale, ma deve essere affiancato ad altri obiettivi. Lo spiega Anna Zanardi Cappon, board advisor internazionale:
«L’accelerazione economica che stiamo vivendo ha avuto un impatto sociale molto importante a livello globale. La complessità è aumentata e quindi il nostro focus si è diversificato con visioni più articolate e ricche. Finalmente si è capito che l’azienda non ha più solo una funzione di arricchimento privatistico ma anche di restituzione di un bene sociale propedeutico allo sviluppo e al miglioramento della qualità della vita delle persone».
Cambia l’impresa se cambia il management
L’impresa deve allinearsi con questi nuovi parametri. Deve spostare lo sguardo, posto in maggior misura sui risultati di breve termine verso il lungo periodo.
«Un aspetto che manca moltissimo all’attuale classe dirigente, tutta schiacciata sul campo stretto delle tempistiche e dei risultati immediati»
spiega Zanardi Cappon che sarà ospite del Cfo Summit 2019, l’evento dedicato ai direttori finanziari organizzato da Business International a Milano il prossimo 5 e 6 giugno.
Ed è dai direttori finanziari che può passare la rivoluzione aziendale. Loro possono trasformare i freddi numeri in storia e cultura di impresa. Perché dietro i numeri ci sono i volti delle persone che hanno contribuito a crearli, c’è tutta la struttura dell’azienda.
«Credo assolutamente – sottolinea Zanardi Cappon – che non ci sia miglior ruolo del Cfo per far capire la differenza esistente tra la visione del breve, medio e lungo termine. I direttori finanziari, infatti, sanno perfettamente che se non riescono a rendere sostenibili i numeri sul lungo periodo non si possono raggiungere obiettivi e risultati».
Dai chief financial officer deve iniziare il percorso che porta alla creazione di una nuova cultura aziendale.
«I numeri sono stati d’animo. Se li tratti come una chiave per aiutare le persone a capire come si è arrivati a raggiungere un certo tipo di numero, allora, fai education e lavori per creare una vera cultura della sostenibilità e del lungo termine».
Competenza analitica e finanziaria, capacità comunicativa, utilizzo di nuove tecnologie per dare senso ai numeri, capacità di gestire team con persone provenienti da diverse esperienze tra cui analisi di big data, specialisti IT, esperti di compliance e governance, specialisti in relazioni istituzionali e digital strategist sono le caratteristiche i Cfo devono possedere per affrontare questo loro nuovo ruolo.
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