Investimenti pubblici in deficit “possono essere un boomerang”
Secondo uno studio della Banca d’Italia pubblicato l’anno scorso “in Italia la dotazione di infrastrutture è inadeguata − o rischia di diventarlo per carenza di manutenzione”. Tuttavia, l’analisi su quanto convenga finanziare nuove opere pubbliche in deficit offre un quadro in chiaroscuro. A intervenire era stato il governatore Ignazio Visco, sollecitando l’attenzione su un fatto: dato l’elevato debito pubblico italiano la spesa per investimenti in deficit potrebbe non generare gli effetti sperati, nello stimolare l’economia.
“Dato l’elevato rapporto tra debito pubblico e prodotto, l’Italia deve utilizzare al meglio le risorse, solo così l’aumento della spesa può essere coerente con la sostenibilità del debito”. Perciò “il ricorso al disavanzo va utilizzato con cautela”, ha affermato Visco.
“E’ noto che la spesa pubblica cosiddetta ‘diretta”, come quella per investimenti, può avere un impatto più forte sulla domanda aggregata rispetto a uscite con effetti ‘indiretti’, quali i trasferimenti pubblici che possono essere parzialmente destinati al risparmi”, categoria alla quale appartiene, ad esempio il Reddito di cittadinanza (anche se esso dev’essere speso mensilmente). Tuttavia, proseguiva Visco, “la valutazione precisa degli effetti macroeconomici di breve periodo di un aumento degli investimenti pubblici è circondata da elevata incertezza. La dimensione del moltiplicatore (ossia l’incremento del prodotto generato da un aumento della spesa finanziato in disavanzo)”.
Qui entra in gioco l’efficienza della spesa pubblica e la scelta degli investimenti compiuta dal governo:

“Simulazioni effettuate su un orizzonte di breve-medio periodo con il modello econometrico trimestrale della Banca d’Italia indicano che nello scenario più favorevole il moltiplicatore è superiore all’unità e l’aumento del prodotto ottenuto con i maggiori investimenti determina una riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil nell’arco di un quinquennio”. Questo è lo scenario positivo, visibile nella prima riga del grafico in basso. Ma le cose potrebbero andare anche diversamente. “E’ ragionevole ipotizzare che se la selezione degli investimenti non fosse accurata, o la loro attuazione fosse caratterizzata da sprechi e inefficienze, il moltiplicatore risulterebbe significativamente inferiore, avvicinandosi a quello (più basso) della spesa per trasferimenti. In queste circostanze il rapporto tra debito pubblico e Pil aumenterebbe”.

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