Come investire in fondi comuni: Un investimento sicuro da 20mila euro

Come investire in fondi comuni? Oggi sono tanti i fondi comuni d’investimento e le immancabili polizze vita su cui investire.
La risposta in banca per chi è a caccia di qualche utile consiglio su come mettere a frutto al meglio una piccola somma di 20mila euro è quasi sempre la stessa: Investire in Titoli di Stato.

Però i I titoli di Stato offrono poco e costano troppo per la performance che danno.

Quanto restituiscono i fondi comuni?

Qualcosa in più arriva dai fondi comuni oppure dalle polizze che consentono di ricavare più del 3% di media.

Come investire 20 mila euro

Quindi se uno dispone di una somma di 20 mila euro come può investirli? Un idea profittevole è investire in fondi comuni.

Unicredit e Intesa San Paolo, suggeriscono anche il nuovissimo strumento dei Pir, i Piani individuali di risparmio.

Cosa sono i Pir: Piani individuali di risparmio

I Pir sono pensati anche per i piccoli risparmiatori: hanno soglie basse di investimento (non ci si può mettere più di 30 mila euro l’anno) e soprattutto sono esentasse.

Essendo esentasse, i piani individuali di risparmio di permettono di risparmiare già il 26% annuo sull’imposta dei guadagni maturati.

Ma attenzione, per ottenere l’esenzione delle imposte sui piani individuali di risparmio, è  necessario tenere i soldi fermi per cinque anni.

I Pir o  piani individuali di risparmio, investono in azioni delle piccole e medie aziende italiane e quindi, per avere lo sconto, occorre essere disposti ad assumersi il rischio e la volatilità delle Pmi italiane.

Investire in Piani d’accumulo capitale o PAC

Oltre ai consigli sui fondi e sulle polizze vita, qualcuno spinge un po’ anche sui Piani di accumulo capitale (Pac), una specie di salvadanaio in banca che consente di far fruttare le somme messe da parte periodicamente.

Quanto trattiene la banca sugli investimenti?

Tutti questi strumenti citati nell’articolo di Blog Finanziario, sono i più remunerativi per le filiali che trattengono per sé una quota delle commissioni di gestione e i costi di ingresso (questi arrivano anche al 4% sul capitale).

Investire in conti deposito

Normalmente le banche non consigliano sottoscrivere strumenti poco costosi in termini di spese di ingresso o di commissioni di gestione, ma è importante sapere che esistono anche questi strumenti finanziari di investimento.

I più comuni sono i conti deposito interni o anche gli Etf, i fondi quotati che hanno commissioni di gestione intorno allo 0,5% e non prevedono pagamenti di ingresso.

I costi da pagare su fondi, polizze vita e quant’altro, fanno delle belle cifre. Su 20mila euro di capitale si arriva a pagarne anche mille euro tra gestione e ingresso (per i prodotti più costosi).

Cos’è Mifid 2

Dal 3 gennaio 2018 nasce la direttiva europea Mifid 2, che prevede più trasparenza su commissioni e oneri da pagare agli intermediari per investire.

Quindi il Mifid 2 ci permette di conoscere per tempo quanto costa quel che ci stanno proponendo in termini di investimento e potremo fare il confronto con altri prodotti di investimento, a caccia di quelli meno cari.

Intanto il mercato pare si sia un po’ autoregolato. Se c’è qualcosa che salta all’occhio, nelle tante visite ai consulenti in banca, è infatti l’assenza di proposte di sottoscrivere obbligazioni dell’istituto stesso.

Fino a qualche anno fa erano il piatto forte di chi dava consigli di investimento in banca. Anche allora i titoli di Stato rendevano poco e quindi i bond della banca potevano essere un’opportunità per portare a casa qualcosina in più in termini di interessi.

Oggi nessuno si azzarda più a nominare questo strumento che negli ultimi tempi, con le obbligazioni subordinati andate a male, ha fatto molto parlare di sé.

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