La rivoluzione Blockchain

La rivoluzione Blockchain è in corso e continuerà nonostante gli alti e bassi di una delle sue espressioni, le criptovalute. Per imporsi dovrà però vincere tre sfide

Qualsiasi attività che preveda la presenza di un intermediario potrebbe essere disintermediata. Il bisticcio di parole serve a spiegare una delle conseguenze dell’adozione della Blockchain. E se a temere di più sono gli intermediari più classici, ovvero le banche, in pericolo sono anche altri settori. Perché ricorrere a un notaio per concludere un contratto, perché affidarsi a un agente immobiliare per acquistare un’abitazione, perché passare da un broker per acquistare o vendere azioni? Con la “catena a blocchi” tutto ciò può essere fatto senza ricorrere a una parte terza.

“La Blockchain – si legge in un report preparato dal team Growth di Morgan Stanley Investment Management – è ancora nelle prime fasi di sviluppo, ma ha un potenziale per diventare onnipresente come Internet. Riteniamo che la Blockchain continuerà ad affermarsi sempre di più nei prossimi anni”.

Prima, però, la nuova tecnologia dovrà affrontare tre grandi sfide, identificate dagli esperti di Morgan Stanley:

Dovrà raggiungere una massa critica. Le tecnologie legate alla Blockchain sfruttano un effetto network, il che significa che l’aggiunta di ogni nuova persona al network aumenta il valore di essere nel network per tutti gli altri. Mentre l’effetto network è un vantaggio fortemente competitivo in un business maturo, il rovescio della medaglia è che è molto difficile da avviare.
Dovrà affrontare e superare i nuovi e i futuri regolamenti che limitano ciò che si può fare con la blockchain e che potrebbero ridurne l’attrattiva.
Dovrà diventare più efficiente. Le esigenze di memorizzazione crescono in modo esponenziale con il progressivo aumento dei nodi/utenti che si aggiungono al sistema ed è stato necessario confermare tramite calcoli del protocollo proof-of-work che le transazioni bitcoin richiedono una grossa quantità di elettricità: secondo alcune stime, circa la stessa quantità usata dall’intero paese della Danimarca.

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