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La truffa delle assicurazioni arriva in Sardegna

Offrono condizioni vantaggiosissime. Troppo. Tanto che alla fine polizze e fideiussioni sono carta straccia e rischiano di mandare a monte, o paralizzare, investimenti e imprese in Sardegna. Come è successo al titolare di una concessione demaniale in Sardegna, in una meravigliosa località balneare. Ha ricevuto una lettera dall’assessorato regionale agli Enti locali: la sua polizza, scrive  a fine luglio il direttore del servizio Renato Serra, non è valida. Lo ha stabilito l’Ivass (Istituto di vigilanza nazionale nel settore delle assicurazioni), dopo aver accertato che la società Nadejda, bulgara, non aveva i capitali per onorare le fideiussioni che dovevano garantire l’investimento. Si parla di una copertura di oltre 250 mila euro. Ma la Nadejda ha emesso polizze per discariche, impianti industriali, trasporti pericolosi. In caso di incidente, o danni ambientali, o mancato pagamento dei canoni (nel caso della concessione) dovrebbe intervenire l’assicurazione: che, però, non ha i soldi per farlo. Concessione negata, quindi – salvo nuova fideiussione pulita – nel caso trattato dagli Enti locali.

Ma quanto è vasto il fenomeno? In Sardegna hanno dilagato le società dell’Est: prima si chiamavano City Insurance, Lig Insurance. Adesso è spuntata la Nadejda. Offrono servizi fuori mercato. Devi effettuare un trasporto di rifiuti pericolosi fuori dalla Sardegna? Serve una copertura assicurativa. Diventa necessario – per legge – garantire i medici da eventuali richieste di risarcimento per errori in sala operatoria? Serve la copertura. Hai uno stabilimento, tipo una discarica, che in caso di problemi può danneggiare l’ambiente? Serve la copertura. Che in questo caso è a molti zeri: lo impongono degli algoritmi impazziti imposti dalla Regione. In Sardegna si paga fino a sei volte rispetto ad altre regioni.

A trovare l’affare ci pensa un broker, che cerca le condizioni migliori. Le compagni italiane, spesso, fanno le loro proposte. Ma sono costose. Così i mediatori del settore si rivolgono all’est Europa. Dove proliferano piccole società che invadono il mercato. E finisce con  gli ospedali dell’Asl 8, per esempio, che hanno rischiato di rimanere scoperti. Il che significa: in caso di danno, accertato con sentenza del tribunale, nessun paga. Meglio: paga l’ospedale, quindi le casse pubbliche. Le società private, poi, si trovano in balia di eventuali richieste di risarcimento danni. Perché a un certo punto scattano i meccanismi di controllo. In Romania, o Bulgaria, come nel caso dell’ultima arrivata Nadejda, si scopre che le società non hanno i soldi per garantire quanto hanno garantito.

L’assessorato agli Enti locali ha preso in considerazione, congelandola, la pratica di una concessione demaniale garantita da Nadejda. Ma gli affari bulgari in Sardegna sono milionari.

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