class="post-template-default single single-post postid-20062 single-format-standard wp-custom-logo wp-embed-responsive sek-hide-rc-badge col-3cm boxed topbar-enabled header-desktop-sticky header-mobile-sticky unknown">

Mutuo 2017: Differenza tra fisso e variabile

Quando si acquista casa e si decide contestualmente di accendere un mutuo, è probabilmente la prima domanda che viene posta: “Tasso fisso o tasso variabile?”.

Per non farsi trovare impreparati e poter così operare una scelta informata, che vincolerà per diversi anni, è importante conoscere prima di tutto in cosa consistono, le differenze e le prerogative di queste due soluzioni.

Consapevoli che, comunque, il vantaggio di una o dell’altra dipende dal profilo economico del sottoscrittore, dalle sue aspettative economiche a breve e a lungo termine e, soprattutto, dalla situazione dei mercati finanziari nel momento in cui viene richiesto il mutuo.

Fisso e variabile, le differenze

Nei mutui a tasso fisso, il tasso d’interesse rimane invariato per tutta la durata del mutuo, anche nel momento in cui dovessero insorgere dei cambiamenti nei mercati finanziari: la rata viene definita all’inizio e rimane bloccata fino alla fine del prestito.

Questo perché l’ammontare del tasso fisso è legato all’Irs (Euro interest rate swap) e allo spread imposto dalla banca, ossia al guadagno che quest’ultima trarrà dall’operazione.

Entrambi ben definiti e non modificabili dal momento successivo alla sottoscrizione del prestito. Bisogna tener comunque presente che l’Irs è un valore che cambia giorno per giorno, ragion per cui è molto importante, per la definizione del tasso fisso, il momento in cui si accende il mutuo.

Al contrario, nei mutui a tasso variabile il tasso di interesse non rimane sempre lo stesso, essendo legato a due parametri: allo spread, che corrisponde, come nel caso del tasso fisso, al margine di guadagno della banca nella concessione del prestito, e all’Euribor (Euro Interbank Offered Rate), che equivale all’attuale costo del denaro per le banche. Quest’ultimo parametro è soggetto a variazioni temporali. Quindi, la banca, ogni uno, tre, sei o 12 mesi – in base a quanto specificato nel contratto del prestito – verifica il nuovo valore dell’Euribor e provvede ad aggiornare la rata del mutuo.

Interessi e tassi del mutuo: la situazione attuale

Attualmente il fisso sta salendo, anche se in maniere moderata, risultando meno conveniente che in passato. Questo a causa del generale incremento dei rendimenti, fortemente connessi alla ripresa economica e alle politiche dei Paesi europei ed extra europei, che ha provocato una rapida ascesa degli indici di riferimento Irs: dallo 0,70 di fine settembre 2016 all’1,44 di marzo 2017. E, con queste premesse, l’Irs potrebbe continuare ad aumentare ulteriormente.

Di contro, sul fronte dei mutui a tasso variabile la situazione appare piuttosto stabile: l’Euribor, infatti, è ormai negativo dal 2015 e oggi è ancora in lieve calo. Inoltre, bisogna considerare che con ottima probabilità resterà negativo anche per tutto il 2017 e inizio prossimo anno.

Ecco quindi perché, anche se negli ultimi anni entrambe le tipologie di mutuo abbiano mostrato miglioramenti sensibili in termini di convenienza, sembrano tornare a far gola le soluzioni a tasso variabile.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento