Pagamenti via Blockchain: come renderli mainstream
La strabiliante ascesa (e caduta) del Bitcoin, assieme a quelle di molte altre criptovalute, ha dato grandissimo risalto all’innegabile valore speculativo di questo asset. Allo stesso tempo è passato in secondo piano un aspetto che, nel lungo periodo, potrebbe risultare quello più determinante: le criptovalute diventeranno di utilizzo comune? Risolveranno meglio delle alternative attualmente disponibili alcuni problemi?
Il dibattito fra critici e sostenitori delle criptovalute e della tecnologia blockchain gravita intorno a queste domande. Il celebre economista Nouriel Roubini, tra i più feroci nemici di queste innovazioni, ha sostenuto che la blockchain non si è finora rivelata utile a risolvere alcun problema concreto. Non solo: che le banche centrali, qualora decidessero di creare moneta digitale e di offrire diretto accesso al suo sistema di pagamenti ai cittadini, vanificherebbero qualsiasi vantaggio apportato da scambi di “pseudomonete” attraverso la blockchain (sul tema, maggiori dettagli in questo articolo).
Secondo Haseeb Qureshi, general partner presso il  cryptocurrency hedge fund MetaStable Capital, per il futuro di questa tecnologia sarebbe fondamentale lo sviluppo di applicazioni vincenti, di facile e sicuro utilizzo, che permettano a una larga platea di utenti l’accesso ad alcune funzioni che si avvalgono delle criptovalute. Quereshi, in un lungo intervento pubblicato su Medium, le definisce “killer app”, nel senso di applicazioni “superbe”.
Le direzioni che potrebbero essere percorse, secondo l’esperto, sono quattro:

Utilizzi sul dark web
L’uso come “oro digitale” (riserva di valore)
Macro e micro pagamenti
Tokenization

L’aspetto che ci sembra di maggiore interesse, e con le conseguenze più importanti per il settore finanziario, è il terzo: lo sdoganamento delle criptovalute come strumento di pagamento comune veicolato da applicazioni funzionali a questo scopo.
Secondo Qureshi, a bloccare lo sviluppo di una killer app nell’ambito dei pagamenti sarebbero soprattutto la facilità e sicurezza di utilizzo. Attualmente le competenze tecniche richieste da parte dell’utente mettono i pagamenti via blockchain in un territorio arretrato rispetto al sistema di pagamenti bancario. Altri limiti?
“[Le criptovalute] sono estremamente difficili da acquistare, le reti sono lente, le spese di transazione sono alte, la community è piena di troll, hacker e truffatori, è fin troppo facile perdere i fondi o rubarli, e anche se vinci la battaglia per garantire i tuoi fondi o utilizzi un servizio di custodia come Coinbase, l’accettazione da parte dei commercianti è scarsa”.
Ma lo scenario di fronte alle criptovalute come il Bitcoin non è del tutto fosco. Secondo Qureshi, infatti, ci sono due ambiti di utilizzo nei quali la killer app di domani potrebbe surclassare le alternative attualmente esistenti. I pagamenti internazionali e i micropagamenti.
Nel primo caso i costi e i tempi di transazione dei trasferimenti di denaro internazionale sono significativamente più elevati.
“Supponiamo che io voglia inviare 20.000 dollari a un venditore in India. Per trasferirli mi occorrerebbe un bonifico bancario che di solito costa 50 dollari in commissioni” e richiede giorni di attesa, scrive Qureshi. “In alternativa, potrei inviare Ether per 20.000 dollari di valore in una transazione sulla blockchain di Ethereum. In un giorno normale, la transazione verrebbe completata sulla blockchain in meno di 10 minuti e le spese di transazione sarebbero di circa 50 centesimi. Si noti che Ethereum non è una blockchain ottimizzata per i pagamenti, quindi sia la latenza che la commissione di transazione potrebbero essere di molto inferiori”.
E i micropagamenti? Attualmente hanno un problema: se un venditore accetta piccoli pagamenti in denaro attraverso circuiti di pagamento come quello Visa, i costi di transazione a suo carico si “mangiano” una percentuale elevatissima dei suoi ricavi. Per tale ragione, è difficile che vengano predisposti modelli di business che prevedono micropagamenti nell’ordine di poche decine di centesimi di dollaro. L’esperto sottolinea come, ammettendo la possibilità di pagare con criptovalute, si potrebbero fare strada modelli di pagamento completamente nuovi, ad esempio per le società editoriali:
Con un  vero sistema di micro-pagamenti “potrei pagare un solo articolo senza essere costretto a  sottoscrivere un abbonamento a lungo termine. Le reti Blockchain possono risolvere questo problema. Si prenda ad esempio Dash, una criptovaluta ottimizzata per i pagamenti. Attualmente contiene commissioni di transazione mediane di 1-3 centesimi, con un tempo medio di blocco di 3 secondi. Con Dash, una tariffa di 25 centesimi per articolo significherebbe che solo il 10% delle entrate andrebbe alle commissioni di transazione”.
L’articolo Pagamenti via Blockchain: come renderli mainstream sembra essere il primo su Wall Street Italia.

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