Pericolo aumento tassi mutui. Meglio una surroga a tasso fisso

La fine del Quantitative easing  dopo la dichiarazione avrà ripercussioni sul sistema finanziario ed economico e, nello specifico, sui mutui

Le dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi sono state confortanti e tese a sottolineare che “gli acquisti di titoli del Qe non stanno sparendo, ma restano parte degli strumenti di politica monetaria e potranno essere usati in particolari frangenti”.

Il futuro dei mutui dopo Mario Draghi

Riguardo alla situazione dei mutui, dobbiamo sempre ricordare che i finanziamenti a tasso fisso sono parametrati sugli indici Eurirs, solitamente al valore del giorno in cui si stipula, quelli a tasso variabile sono indicizzati all’andamento dell’Euribor. Ebbene, per adesso Euribor ed Eurirs non c’è pericolo che subiscano rialzi, visto che il loro andamento risponde a regole ben precise e tempi che sono quelli stabiliti dalla Bce, che ha rassicurato sulla stabilità dei tassi ancora per un buon periodo.

Non solo. Perché negli ultimi giorni i tassi dei Bund tedeschi sono calati di 4 e anche 5 punti base, evento che ha ripercussioni dirette sul costo finale dei nuovi finanziamenti ipotecari a tasso fisso.

Libro vs Euribor. I tassi dei mutui in aumento

Per capire cosa potrebbe accadere ai nostri tassi dopo il capitolo Quantitative easing basta dare uno sguardo oltreoceano, tornando indietro di quattro anni fa, visto che la Bce ha replicato esattamente quanto si è verificato con il loro Libor, in “Libor ed Euribor: perché un mutuo a tasso variabile conviene ancora” definito come uno degli indici interbancari più utilizzati negli Stati Uniti per la gestione della liquidità ordinaria e per i prestiti a tasso variabile.

Di fatto se si replicasse la stessa situazione, in Europa avremmo un ritorno ai valori positivi dell’Euribor non prima della fine del 2019, e all’1% tra altri due anni: tradotto in rata mensile, sarebbe all’incirca 60 euro per ogni 100 mila di mutuo. Ma siccome il nostro Euribor parte da valori ancora più bassi del vecchio Libor americano (-0,32% contro +0,23% al momento della fine del loro Qe), allora questo processo potrebbe essere ancora più lungo nel portare i tassi su valori positivi.

Agli accostamenti con gli Stati Uniti si devono aggiungere le previsioni dell’attendibile Leffe di Londra, letteralmente il London International Financial Futures Exchange, uno dei principali mercati mondiali che rappresenta le aspettative degli operatori sulle materie prime e sui tassi di interesse (come nel caso dell’Euribor 3 mesi), che porta al valore zero la quotazione dei future sull’Euribor quotati a Londra a non prima nel marzo 2020 e l’1% addirittura a 3 anni dopo, ciò che allungherebbe ancora lo stato di grazia dei tassi dei nostri mutui.

 

 

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