Schiff, crescita Usa trainata dalle scorte: “recessione molto probabile”
Mentre il mercato azionario statunitense si avvia a realizzare la peggiore performance annua dal 2008, uno dei più noti commentatori “bearish” di Wall Street, Peter Schiff ha aggiornato la sua visione sulla direzione che sta prendendo l’economia americana – e non solo. L’ultimo spunto è arrivato dai dati rivisti al ribasso sul Pil statunitense relativo al terzo trimestre (la cui crescita è passata dal 3,5 al 3,4%).
“Quasi il 70% della crescita del Pil del terzo trimestre”, ha scritto, “è dovuto alla variazione positiva delle scorte, un risultato del fatto che gli importatori hanno cercato di anticipare i dazi? Senza la componente relativa alle scorte accresciute nel terzo trimestre la crescita del Pil sarebbe stata pari a un magro 1%. Poiché la crescita extra è stata presa in prestito dai trimestri futuri, una recessione nel 2019 sembra molto probabile”, ha dichiarato il Ceo di Euro Pacific Capital sul suo profilo Twitter.

Almost 70% of Q3 GDP growth was due to inventory built, the result of importers trying to front-run tariffs? Without the inventory build Q3 GDP growth would have been a meager 1%. Since the extra growth was borrowed from future quarters, a recession in 2019 looks highly likely.

— Peter Schiff (@PeterSchiff) 21 dicembre 2018
L’aumento delle scorte è una componente della domanda aggregata che contribuisce al Pil: a motivarla in questo caso, sostiene Schiff, via sarebbe la previsione da parte delle imprese importatrici di scenari più difficili nel commercio internazionale. Il che renderebbe più conveniente anticipare gli acquisti non sulla base di una motivazione ottimistica sull’andamento dell’economia, bensì sulla base di una previsione negativa sul prezzo dei beni importati.
In un’intervista rilasciata a MarketWatch, Schiff ha ribadito che ci si trova “in un mare di guai”, per quanto l’andamento delle azioni osservato nelle ultime settimane non sia “un mercato orso, ribassista” bensì “un castello di carte costruito dalla Fed”.
Le politiche monetarie espansive, nella visione del Ceo di Euro Pacific Capital, arriverebbero a produrre – in un futuro non inquadrato con certezza – inflazione sui beni di consumo. Al momento, l’unico aspetto di questo fenomeno che Schiff ritiene osservabile nelle valutazioni, elevate rispetto alla media storica, dei titoli finanziari.
La virata in negativo di Wall Street, in questa visione, significa che “i mercati stanno iniziando a crollare perché il debito sta diventando più costoso da servire”, ha dichiarato riferendosi a nuove possibili bolle creditizie, “abbiamo costruito questa gigantesca bolla su una quantità senza precedenti di denaro a buon mercato e allentamento quantitativo, e ora i postumi della sbornia saranno molto peggio”, ha detto Schiff.
Noto per aver anticipato alcune delle cause che avevano condotto alla crisi finanziaria nel 2007-2009, l’investitore è convinto che la Fed – oggi come allora – stia sopravvalutando la solidità dell’economia e che, quando i nodi verranno al pettine, i tassi d’interesse torneranno a scendere “a zero”.

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