Shutdown Usa: primi passi per accordo. Ma Trump insiste sul muro

Shutdown Usa: primi passi per accordo. Ma Trump insiste sul muro
Prove di accordo tra Repubblicani e Democratici negli Stati Uniti per tentare di superare il blocco delle attività del governo causato dallo shutdown, che oggi è entrato nel suo trentatreesimo giorno.
Secondo quanto riporta la stampa, i due leader del Senato, quello della maggioranza, il repubblicano Mitch McConnell e il democratico all’opposizione Chuck Schumer hanno trovato un’intesa per votare giovedì due diverse proposte. La prima, quella dei repubblicani, prevede la protezione di tre anni ai “dreamers”, oltre 800mila migranti irregolari arrivati bambini e cresciuti negli Stati Uniti, in cambio  dei 5,7 miliardi di finanziamenti per il muro al confine con il Messico.
Si tratta in pratica dell’offerta fatta sabato scorso dal presidente americano Donald Trump per risolvere il caso. Il Gop ha bisogno di 60 voti al Senato per potere fare avanzare quello che il leader Usa ha definito un “compromesso”. Considerato che i repubblicani al Senato sono 53, la misura appare già morta in partenza.
La proposta democratica invece prevede la riapertura temporanea dei ministeri fino all’8 febbraio, il tempo per pagare gli stipendi agli 800mila dipendenti federali costretti a casa, ma senza il capitolo dei fondi per il muro.
Per quanto le speranze di raggiungere un’intesa siano di fatto ridotte, si tratta del primo tentativo di superare la paralisi che interessa da oltre un mese otto ministeri e di una dozzina di agenzie federali.
Da Davos, la località della Svizzera dove è iniziato il World Economic Forum, David Rubenstein, il Ceo di Carlyle, intervistato da Cnbc, ha detto:
“Una soluzione per mettere fine allo shutdown del governo federale verrà trovata vista la posta alta in gioco. I membri del Congresso e le persone all’interno dell’amministrazione [Trump] sanno che lo shutdown sta ledendo l’economia”.
Secondo lui, se una soluzione non verrà trovata presto, “ci sarà una reazione politica negativa”. Stando al Ceo di Carlyle, “ambo le parti sanno che questo non è nell’interesse del Paese. Non si andrà avanti così per mesi”.
 
 
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