Spending review non potrà coprire il “vuoto” di Iva e Flat tax
Il Piano Cottarelli, elaborato quando l’economista cremonese era entrato a far parte della squadra del premier Enrico Letta, prevedeva un tetto massimo ai tagli di spesa pubblica di 34 miliardi in tre anni. Com’è noto, nemmeno il governo che vedeva nei ministeri chiave esperti come l’ex Bankitalia Fabrizio Saccomanni riuscì a mettere in pratica quell’agenda, così come gli esecutivi successivi. Il posto che fu di Carlo Cottarelli, è ora ricoperto dai due viceministri dell’Economia, Massimo Garavaglia (Lega) e Laura Castelli (M5s). Il compito dei due commissari alla spending review, sulla carta, si preannuncia persino più difficile di quello che a suo tempo fu assegnato all’ex del Fmi.
Secondo quanto annunciato dai leader di Lega e Cinque Stelle, infatti, dovranno essere trovate le risorse per evitare l’aumento delle aliquote Iva, previste dalle clausole di salvaguardia, e introdurre la riduzione alle imposte sui redditi per le famiglie con reddito fino a 50mila euro annui (flat tax). Il costo complessivo di questi due interventi arriva a 35 miliardi di euro (23 per evitare l’aumento Iva e 12 per la “flat tax” sulle famiglie”). Questo spazio di bilancio andrà trovato entro cinque mesi, e non nell’arco di un triennio come indicava il Piano Cottarelli. Appare evidente che i tagli alla spesa non potranno che colmare una parte dei 35 miliardi necessari a centrare gli obiettivi della futura Legge di Bilancio. A dirlo è stato anche lo stesso economista, ora a capo dell’Osservatorio sui conti pubblici: mancano “tempo e volontà politica per fare una vera revisione della spesa pubblica”, anche se “in soli cinque mesi qualcosa si può racimolare, è molto difficile riuscire a fare operazioni strutturali che portino a veri risparmi”, aveva detto Cottarelli in un’intervista a Quotidiano.net. Se si lavora di fretta, il rischio e di tagliare di netto “sia le parti della pubblica amministrazione che sono già efficienti sia quelle che non lo sono”.
Secondo indiscrezioni pubblicate dal Sole 24 Ore, il governo punta ricavare dalla revisione della spesa 5-6 miliardi, comprensivi anche del taglio alle deduzioni e detrazioni fiscali (tax expenditures). L’altra voce di entrata importante consiste in nuove privatizzazioni, probabilmente relative al patrimonio immobiliare dello stato, per un valore di altri 5,5 miliardi. Cifre che, comunque, non colmerebbero da sole la lunga strada che porta ai 35 miliardi necessari a mantenere le promesse fatte.
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