Varoufakis: intransigenza Ue sta rafforzando Salvini
Il giudizio impietoso della manovra economica italiana da parte della Commissione europea non farà che favorire la narrazione di Matteo Salvini. Secondo l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, rimproverare il governo di aver peggiorato il livello dello spread e la sostenibilità del debito non serve a molto, se l’alternativa è implementare misure più ortodosse di austerità fiscale. Se queste “fossero attuate pienamente, avrebbero causato una recessione che avrebbe reso il debito italiano meno sostenibile in ogni caso”, scrive il leader di Diem25 in un intervento comparso su Project Syndacate.
Secondo Varoufakis le due versioni sull’economia italiana, quella di Bruxelles e quella del governo italiano, sono entrambe incomplete. Secondo l’ex ministro del governo Tsipras, bisognerebbe ragionare sulle analogie fra Italia e Giappone:

“L’Italia è, in gran parte, il Giappone d’Europa. Entrambe le economie sono caratterizzate da un forte settore industriale orientato all’esportazione, un surplus delle partite correnti, termini di scambio simili, dati demografici terribili e, dopo anni di prestiti imprudenti, si ritrovano con banche simili a zombi. Inoltre, sono uguali anche nella composizione delle loro passività finanziarie, con un debito privato relativamente basso e un debito pubblico molto elevato”, ha spiegato Varoufakis.
“A differenza dell’Italia, il centro politico del Giappone regge ancora perché i redditi medi sono aumentati un po’ mentre l’economia si stava stabilizzando grazie a una banca centrale che stampava denaro come se non ci fosse un domani e governi che attuavano uno stimolo fiscale dopo l’altro. Se il governo giapponese avesse operato sotto il tipo di restrizioni imposte all’Italia dai trattati dell’Ue e dalle regole fiscali e monetarie della zona euro, adesso la società giapponese sarebbe in tumulto”.

L’aspetto su cui Varoufakis sollecita l’attenzione è il seguente: le autorità europee, mentre sono molto severe nel trattare i debiti pubblici, tendono a sottovalutare i rischi provenienti dal debito privato. Per dimostrarlo, sottolinea come la somma di debito pubblico e privato dell’Italia sia pressoché simile a quella della Spagna (301% contro 298,3%).
“Quindi, perché tutti parlano del debito dell’Italia e non della Spagna? La risposta è che il 67% del debito spagnolo è privato, mentre il 64% del debito italiano è pubblico”, afferma l’ex ministro greco. Questo discrimine nasce da un giudizio che, a dire di Varoufakis, è politico. A dimostrarlo sarebbe la maggiore facilità con la quale la Bce ha accettato come collaterale titoli privati di scarsissima qualità. Al contrario il Qe per i titoli pubblici è arrivato dopo molta riluttanza, decidendo però di escludere ampie porzioni di debito ritenuto troppo inaffidabile (non-investment grade).

“Quando si deve costruire un progetto infrastrutturale, perché dovrebbe essere importante sapere se è lo stato o sono i privati a indebitarsi per finanziarlo? Nell’Eurozona ciò è importante, perché la Bce ha un margine di manovra molto maggiore per rifinanziare il debito privato in difficoltà rispetto al debito pubblico. Ma questa è una scelta politica, non una realtà economica”, conclude Varoufakis.
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